Guidare la trasformazione: la sfida culturale di Fondazione Asfàleia

Intervista a Pietro Blengino, Direttore Generale di Fondazione Asfàleia

Dopo oltre trent’anni di esperienza nel settore bancario, Pietro Blengino approda alla Direzione Generale di Fondazione Asfàleia. Manager di lungo corso, capace di passare da ruoli tecnici a incarichi di coordinamento strategico e rappresentanza, Blengino vanta una solida competenza in relazioni istituzionali, governance e sicurezza, ambiti in cui si è distinto come figura di riferimento nel dialogo tra banche e settore della vigilanza privata. Lo abbiamo incontrato per parlare del suo percorso e delle prospettive future della Fondazione.

E’ stato un pioniere della sicurezza bancaria in Italia e una delle figure di spicco nel dialogo con il settore della security e della vigilanza privata. Quale esperienza considera più significativa in questo ambito? Mi viene in mente il controverso rapporto tra network e banche nell’acquisto dei servizi di sicurezza privata…

Il network è stata un’evoluzione importante che si è affacciata alla fine degli anni ‘90 e ha aiutato le banche a semplificare i processi amministrativi e gestionali. Quello che non ho apprezzato sono stati i c.d. network puri, quelli cioè che erano dei meri intermediari senza avere alle dipendenze personale proprio (intendo ad es. guardie giurate) o mezzi (es. furgoni blindati per il trasporto valori). E’ vero che la new economy ha decretato il successo di modelli di business – penso solo a Flixbus – in cui l’azienda non possedeva bus e uno dei fondatori non aveva neanche la patente, ma il settore della sicurezza è drammaticamente più complesso e delicato…

Vanta solide competenze anche nelle relazioni industriali. Come giudica oggi il delicato equilibrio tra le parti sociali nel comparto della sicurezza privata, dove l’ultimo rinnovo del CCNL – arrivato dopo otto anni – ha generato non pochi problemi economici e di immagine?

Sicuramente il ritardo nel rinnovo del CCNL ho nociuto al comparto e ai lavoratori. Il prezzo pagato è stato alto in termini di potere di acquisto e di conseguenza sull’attrattività per il personale.
Allo stesso tempo vi è stata una ricaduta reputazionale negativa, aggravata dall’intervento della magistratura. Fermo tutto questo, non posso nascondere di non avere compreso l’azione della Procura della Repubblica di Milano che ha, di fatto, delegittimato il ruolo delle parti sociali, in primis delle organizzazioni sindacali, anche di quelle maggiormente rappresentative.

Nel suo percorso professionale ha gestito realtà complesse, team multidisciplinari e processi di cambiamento. Quali “lesson learned” ritiene più utili nel suo ruolo di Direttore Generale di Fondazione Asfàleia?

Di primo acchito mi viene in mente la profonda trasformazione che ha vissuto il mondo bancario negli ultimi quarant’anni. Ci si è trovati a dover gestire l’innovazione, i cambiamenti imposti dall’alto – ad esempio dal legislatore, e la naturale resistenza al cambiamento che è innata nelle persone e nelle organizzazioni complesse.
Ritengo che il mondo della vigilanza e della sicurezza dovrà affrontare nei prossimi anni delle sfide impegnative anche in ragione dell’evoluzione tecnologica e della scarsità di personale. Occorrerà anche in questo contesto essere in grado di comprendere il cambiamento e aiutare il settore nella sua evoluzione.

Restando sulle sfide, quali saranno quelle della Fondazione per il triennio a venire?

Alcuni anni fa come Fondazione abbiamo pubblicato il nostro primo Quaderno che intitolammo “Una rivoluzione tranquilla”. Un ossimoro che ben rappresentava il cambiamento (non percepito nella sua piena dimensione) del mondo della sicurezza anglosassone, più pragmatico e meno ideologico del nostro. Le aziende di sicurezza dei paesi del Commonwealth hanno colto le opportunità della riduzione delle risorse pubbliche e sono state in grado di offrire nuovi servizi ponendosi come interlocutore affidabile per la pubblica amministrazione e la società civile in generale. La Fondazione Asfaleia ha nel suo DNA tutti gli elementi fondamentali che caratterizzano un ente non profit che opera nell’ambito della sicurezza. Dovremo essere capaci di leggere i cambiamenti, comprendere le evoluzioni della tecnologia, sviluppare un sano pragmatismo e far capire che occuparsi di sicurezza significa essere un attore qualificato della crescita e del benessere della comunità. Cito uno studio tra i tanti: nel 2010 due ricercatori statunitensi dimostrarono che, a Los Angeles, grazie agli investimenti effettuati dai cittadini nel comparto della sicurezza privata era stato attivato un moltiplicatore economico pari a 20 volte la somma spesa! Il vantaggio per la collettività era indiscutibile ed era stato misurato!(1)

Guardando avanti, dove vede la Fondazione Asfàleia tra 10 anni? Quale “firma” personale vorrebbe lasciare al settore?

Dieci anni sono decisamente lunghi. L’orizzonte temporale dei nostri decisori politici è molto breve e quello che mi chiede mi sembra una mission impossible. Battute a parte, mi piacerebbe aiutare a far comprendere la centralità del comparto della sicurezza privata nel nostro Paese.
Alcuni anni fa l’Assemblea Nazionale francese approvò un Rapporto d’informazione che sanciva il ruolo centrale rivestito dalla sicurezza privata nell’assicurare migliori condizioni di sicurezza per la collettività e come strumento di competitività per il singolo Stato. Un analogo riconoscimento da parte del nostro mondo politico sarebbe davvero una grande soddisfazione.

(1) Prof. Philip J. Cook (Sanford Professor Emeritus of Public Policy e Professor Emeritus of Economics at Duke University) e Prof. John MacDonald (University of Pennsylvania) “Public safety through private action: an economic assessment of BIDS, Locks and private cooperation” National Bureau of Economic Research, Working Paper 15877, April 2010